CHE FARO' A CORONAVIRUS VINTO


CHE FARO’ A
CORONAVIRUS VINTO

Un amico mi ha chiesto cosa farò dopo questo stramaledetto Coronavirus. Lì per lì non ho saputo rispondere ma dopo, con calma, non ho avuto dubbi.

Di cose da fare ce ne saranno mille ma la prima in assoluto, dopo aver abbracciato i miei cari, sarà quella di correre in giardino, inforcare la moto e partire. Ma non sarà una partenza organizzata nè preparerò alcun itinerario, non mi prefisserò alcuna meta, non fisserò nessuna tappa. Questo lungo periodo di sofferenza mi ha insegnato, anzi, mi ha fatto riscoprire, quanto sia bello andare per il piacere di andare, senza restrizioni, infine libero.
Vorrò conoscere gente nuova, parlare con loro, ridere e scherzare a cuore aperto. Vorrò riscoprire le dimenticate sensazioni dell’onda fresca del mare sui miei piedi nudi, vorrò rotolarmi sull’erba fresca giù per lo scosceso e battere l’acqua delle pozzanghere come solo i bambini sanno fare. Affonderò le mani nella neve e ne godrò la freschezza sul mio viso. Dimenticherò l’orologio e regolerò il mio viaggio secondo la luce del giorno; mi fermerò ovunque ci sia una buona storia da raccontare o qualcuno da ascoltare. Seguirò l’istinto senza curarmi di alcuna indicazione. Cercherò attrazioni locali e mi dedicherò alla pura esplorazione delle antiche tradizioni. Mangerò i cibi diversi per scoprire nuovi sapori, odori, chiederò consigli agli abitanti del luogo, farò tesoro delle loro storie, approfitterò della loro ospitalità per raccontare la mia vita a chi la vorrà ascoltare. Spegnerò il GPS e navigherò a vista facendomi guidare dagli odori della terra, seguirò il fumo dei camini e il bagliore della luna. Ascolterò come non mai lo scroscìo dell’acqua piovana e saluterò con riconoscenza il sole all’orizonte.
Scoprirò finalmente cosa si nasconde al di la del monte e ne farò tesoro. (rOBIdUE)
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